Quando una persona decide di chiedere aiuto, spesso porta con sé una preoccupazione che raramente esprime subito.
“E se ricordassi qualcosa che non riesco a sopportare?”
Oppure:
“Ho paura che parlare del passato mi faccia stare peggio.”
Sono paure comprensibili.
Molte persone hanno trascorso anni cercando di tenere lontani ricordi, emozioni o sensazioni troppo dolorose.
L’idea di avvicinarsi a quelle esperienze può sembrare spaventosa.
Per questo motivo una terapia orientata al trauma non inizia mai dal trauma.
Prima viene la sicurezza
Uno degli errori più pericolosi è pensare che elaborare un trauma significhi parlarne immediatamente.
Non è così.
La prima fase del trattamento consiste nel costruire sicurezza.
La persona impara gradualmente a riconoscere il funzionamento del proprio sistema nervoso.
Acquisisce strumenti per regolare l’ansia, gestire l’attivazione emotiva e ritrovare una sensazione di stabilità.
Solo quando queste risorse sono sufficientemente consolidate diventa possibile avvicinarsi alle esperienze traumatiche senza esserne travolti.
In altre parole, non si entra nel dolore senza avere prima costruito una via d’uscita.
Ricordare non è l’obiettivo
Una convinzione diffusa è che la psicoterapia debba necessariamente riportare alla luce ricordi dimenticati.
In realtà, il lavoro terapeutico non consiste nel “cercare ricordi”.
L’obiettivo è comprendere ciò che emerge spontaneamente nel percorso della persona e aiutarla a integrarlo in modo sicuro.
Talvolta il lavoro riguarda ricordi molto chiari.
Altre volte emergono soprattutto emozioni, sensazioni corporee, immagini o convinzioni profonde su di sé.
In alcune situazioni possono riaffiorare aspetti della storia personale che fino a quel momento non erano facilmente accessibili alla coscienza.
Quando questo accade, il terapeuta procede con particolare cautela, senza forzare i tempi né dare per scontato il significato di ciò che emerge. Il percorso è guidato dall’osservazione clinica, dalla storia della persona e da una costante attenzione alla sicurezza emotiva.
Il cervello sa quando è pronto
Una delle esperienze più sorprendenti che molte persone raccontano durante il percorso terapeutico è questa:
“Non pensavo di poter parlare di quella cosa senza sentirmi distrutto.”
Non è il ricordo a essere cambiato.
È cambiata la capacità della persona di restare nel presente mentre guarda al passato.
Questo è uno degli obiettivi fondamentali della terapia sul trauma.
Non cancellare ciò che è stato.
Ma permettere che venga ricordato senza essere rivissuto ogni volta con la stessa intensità.
Il rispetto dei tempi
Ogni persona possiede un ritmo diverso.
Esistono pazienti che, dopo una fase iniziale di stabilizzazione, sono pronti ad affrontare rapidamente il lavoro di rielaborazione.
Altri necessitano di più tempo.
Nessuna di queste modalità è migliore dell’altra.
Forzare il percorso rischia di aumentare la sofferenza.
Rispettarne i tempi permette invece di costruire cambiamenti più solidi e duraturi.
Per questo motivo considero il senso di sicurezza uno degli elementi centrali della psicoterapia.
Quando una persona si sente sufficientemente al sicuro, il sistema nervoso può iniziare a fare qualcosa che fino a quel momento era stato impossibile: lasciare andare strategie di sopravvivenza che un tempo erano indispensabili ma che oggi non sono più necessarie.
Un messaggio importante
Chiedere aiuto non significa essere pronti a raccontare tutto.
Significa iniziare un percorso nel quale ogni passo viene costruito insieme, rispettando i tempi, le risorse e i limiti della persona.
Il passato non viene forzato.
Viene accolto quando la persona è pronta ad affrontarlo.
Ed è proprio questo che rende possibile un cambiamento autentico.
Articolo a cura della dottoressa
Alessandra Zomparelli
Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia
Dott.ssa Alessandra Zomparelli
Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia
Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Lombardia n. 5620 dal 17/05/2000
Laurea in Psicologia Clinica
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